Cinema, Fumetti

Avengers: Endgame – cala il sipario

Potremmo chiuderla qui.”

E’ quello che ho detto al mio amico, compagno di visione di innumerevoli pellicole marvelliane, al termine della visione di Avengers: Endgame.

Se d’un tratto la Disney decidesse di smettere di sfruttare la gallina dalle uova d’oro MCU, non ne sentirei la mancanza. Il ciclo si è concluso e dopo un’orgia supereroistica di sei ore complessive (contando i film dedicati allo scontro Thanos – Avengers) posso ritenermi soddisfatto.

Seppur con dei difetti evidenti e qualche passo falso nella sceneggiatura che non lo elevano al livello di Infinity War, Endgame fa il suo dovere: terminare i giochi di questi primi (?) 11 anni di Marvel Cinematic Universe.

Non è un film perfetto, né il più riuscito, ma serviva un gran finale ed Endgame malgrado tutto ce lo ha regalato.

 

LO SPECCHIO OPACO

Non era facile sbrigliare la matassa di quanto visto in Infinity War, questo va detto. E non era facile creare una pellicola capace di regalare momenti di epicità di quel livello che tanto mi avevano lasciato a bocca aperta. Endgame è qualcosa di differente, seppur legato a doppio filo con il film di cui costituisce un vero e proprio secondo tempo.

Ecco che, attraverso un classico espediente dei film fantascientifici (a me molto caro), gestito in maniera molto leggera (ma non pretendo chissà quali sofisiticatezze nolaniane da un film del genere ed è giusto così) ed un citazionismo che è in bilico tra fanservice puro ed omaggio alla saga supereroistica più grande e longeva sul grande schermo, vediamo situazioni note sotto altri punti di vista, anche con riguardo a quanto avvenuto in Infinity War.

Un film “specchio” di Infinity War, questo Endgame di cui costituisce l’altra faccia della medaglia, con immagini e sequenze filtrate e distorte, strumentali alla calata del sipario conclusivo. 

Se era altisonante il primo, epico fin dalle prime battute, bello nel suo pessimismo finale nel quale il fallimento degli eroi era tanto bello quanto frustrante, il secondo atto della guerra dell’infinito calca la mano sulla sopresa, sullo spiazzare continuamente lo spettatore nel bene e nel male.

E se sembra dopo qualche minuto che tutti i problemi siano risolti, in un modo o nell’altro, dopo poco ci accorgiamo che le cose si ingarbugliano in maniera colossale, senza però mai essere caotiche.

In Infinity War avevamo apprezzato la psiche e la mentalità di Thanos, stavolta il focus è quasi interamente sugli eroi con la loro nemesi sullo sfondo.

I tre atti in cui si compone l’ultima opera dei fratelli Russo sono disorientanti in tutti i sensi. Un clima deprimente iniziale lascia spazio ad una parte centrale molto più movimentata dove la verve comica di alcuni (troppi) personaggi spezza continuamente il ritmo e la tensione drammatica. Ovviamente il culmine non potrà che essere l’ultimo atto, nel quale tutti i nodi vengono al pettine.

Infine, se Infinity War, pur essendo debitore di un decennio di film più o meno riusciti della Marvel, poteva camminare sulle proprie gambe, Endgame per sua natura e per il suo sviluppo non può che essere un prodotto derivativo della pellicola del 2018. Per staccarsi dall’ingombrante peso di quest’ultima in fase di sceneggiatura si è scelta la strada della sorpresa con buoni (parecchi) e pessimi (pochi fortunatamente) risultati.

Quanto al lato tecnico, non parliamo della regia più memorabile in ambito cinecomic, né della soundtrack più originale mai vista, ma fanno il loro nel contesto più grande dell’ultimo atto di qualcosa che doveva avere una degna conclusione.

I due vendicatori storici, dopo mille peripezie, giungono all'ultima battaglia.
I due vendicatori storici, dopo mille peripezie, giungono all’ultima battaglia. Che dire? Chapeau.

 

 

SI RIDE PER NON PIANGERE

I film Marvel hanno sempre avuto una vena comica. Sempre. Dai capitoli più cupi a quelli più spensierati, ci siamo trovati ogni volta eroi dalla battuta facile. In Infinity War il dosaggio di comico-drammatico era perfettamente calibrato, i siparietti erano brevi, giusto per smorzare la tensione qualche attimo ma non causavano una frammentarietà nel ritmo e nel tono del film.

In Endgame è stata scelta una via completamente diversa. Forse per prendere le distanze dal capitolo più dark Marvel, questa volta si è optato non per uno ma per ben 4 comic relief. Decisamente troppi. Sopratutto se pensiamo al fatto che due di questi soffrano della sindrome di “Ragnarock” (se avete visto tale film, avrete già intuito a quali personaggi faccio riferimento). Secondo me non era necessario calcare così tanto la mano. Lo ammetto: ho riso e molto.  In Infinity War scappava la risata, qua è difficile rimanere seri per più di cinque minuti. Il fatto è che ciò avviene per ben due terzi di film, dalla parte più depressa a quella più action in maniera troppo frequente. Questa precisa scelta stilistica, quella di voler suscitare il riso (a costo di trasformare in macchietta l’eroe epico per eccellenza, con tanto di citazione meta-cinematografica) pur in un contesto apparentemente disperato è dovuta al contraccolpo finale, al saldo da pagare al termine della guerra dell’infinito.

Sembra che Endgame (con una brevissima parentesi drammatica a metà film) abbia voluto dire allo spettatore: “ti farò divertire alla grande per tre ore perché le lacrime dovrai versarle alla fine del film”.

Si chiama Capt. Marvel è perché "Deus ex Machina" era troppo lungo.
Si chiama Capt. Marvel è perché “Deus ex Machina” era troppo lungo.

 

 

FINE DI UN’ERA

Chiariamoci: le soluzioni finali e le perdite erano più che prevedibili. Le idee di mescolare le carte e recuperare un villain che sembrava aver esaurito il suo compito sono encomiabili. Opinabili invece sono alcune scelte in merito a personaggi troppo potenti per poter partecipare attivamente al grande scontro (uno già ci lascia in Infinity War, l’altro viene usato come un piccolo Deus Ex Machina) ma, ripeto, non chiedo una sceneggiatura di altissimo profilo ad una serie che non ha mai brillato sotto quell’aspetto.

Il tono epico viene recuperato sul finale in un crescendo che ha fatto saltare dalla sedia il bambino che è in me. Quello scontro vale davvero il prezzo del biglietto.  E’ come avrei voluto che finisse questo grande ciclo, con alcuni ruoli iconici che, in un modo o nell’altro, cedono il passo ai nuovi.

Endgame che, al netto di varie sbavature, è il degno finale di un percorso lungo ben 11 anni. 

Non so cosa ci riserverò il futuro, come già detto in sede di recensione di Infinity War, è iniziata la discesa. La parabola dei supereroi Marvel ha conosciuto il suo apice l’anno scorso ed ora è inevitabile il calo. Dopo aver fronteggiato una minaccia apocalittica e aver riunito tutti gli eroi immaginabili, dopo aver assaggiato la sconfitta e perdite illustri, c’è davvero altro da vedere?

Per ora ci siamo goduti questo fantastico viaggio di cui la fine, come ci ricorda qualcuno nel film, ne costituisce una parte integrante.

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11 pensieri riguardo “Avengers: Endgame – cala il sipario”

    1. Si, le premesse erano impegnative e anche solo sbrogliare la grossa matassa degli eventi di Infinity War non era cosa da poco. A fine primo tempo pensavo fosse passata mezz’ora o poco meno. Quando un film ti cattura per tutta la sua (considerevole) durata, significa che ha fatto il suo: intrattenere.

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  1. Anche io ho preferito Infinity War, forse hanno sbagliato a fare un prologo troppo lungo e troppi collegamenti nei viaggi nel tempo. Poi non mi è piaciuto Thanos, forse il migliore antagonista dei film Marvel, meno caratterizzato e profondo del primo film. Ovviamente anche qui maledizione comica di Ragnarock ha colpito ancora. Anche se nono controcorrente devo ammettere che la gestione del finale (SPOILER PER CHI NON HA VISTO IL FILM) sopratutto di Cap (per non dire di Nat, sono ancora traumatizzato) non mi è piaciuta per niente. Invece ,nonostante il power up delle super eroine, ho trovato ottima la gestione con tutti i protagonisti nella battaglia finale (anche se nel primo film la battaglia nel Wakanda e l’entrata tamarra di Thor ,al posto di Captain Marvel, ha raggiunto toni di epicità che qui sono mancati).

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    1. SPOILER

      Si, il ritmo non è calibrato benissimo (però onestamente io le 3 ore non le ho sentite minimamente, ergo alla fine il film intrattiene alla grande lo stesso, almeno per il sottoscritto). Su Thanos anche io avrei preferito qualche raffinatezza in più nella sua caratterizzazione ma, dopo essermelo gustato in Infinity War, posso pure soprassedere un poco al non avergli dedicato chissà quale spazio in questo capitolo. Su Thor, capisco l’intenzione di renderlo decadente ma da qua a farlo divenire il grande Lebowsky 2 (con tanto di riferimento esplicito da parte di Stark) ce ne passa. Ok alle battute ma diventa una macchietta (a proposito, ha rubato il martello a sé stesso?). Hulk nel frattempo è diventato l’uomo dei selfie e ho detto tutto. Peccato.
      La battaglia finale è stata epica, su questo non posso dire nulla. Capt. Marvel che mi arriva casualmente quando le cose si mettono male, giusto per distruggere l’astronave di Thanos e poi per prendere il guanto mi sembra quantomeno forzata. Fosse arrivata dieci minuti prima avrebbe scovato e usato il guanto e fine dei giochi (per Thanos). Come Visione (fatto secco senza possibilità di ritorno), anche lei è troppo “potente” per essere gestita in maniera degna e così viene allontanata per tutto il film.

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      1. SPOILER

        Sono d’accordo su tutto! Le 3 ore del film non si sentono, il mio poco entusiasmo dal fatto che dai fratelli Russo dopo Captain America: The Winter Soldie, Civil war e Infinity War, mi aspettavo di meglio. Avevo rimosso Hulk che si fa i selfie… Ho apprezzato molto il ritorno di Occhio di Falco nella sua versione Ronin. Cmq dopo la fine della Vedova e di Tony non sono pronto alla carneficina che ci aspetta con la terza puntata di Game Of Thrones

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      2. E’ proprio un periodo di perdite illustri sia sul piccolo che sul grande schermo.
        Star Wars ha anticipato tutti, si è portata avanti con le uccisioni in anticipo, facendo fuori pezzi da 90 nei primi 2 capitoli della nuova saga.

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  2. Sappi che ti ho letto, stimatissimo Amulius, oh se ti ho letto! L’ho fatto subito, non appena è apparsa la notizia sul Reader del tuo post, ma non sapevo come commentare… Diciamo meglio che non sapevo come poter dire tutto quello che avrei voluto dire sulla trama e sulle soluzioni scelte, sulle citazioni, sulle anticipazioni dei prossimi film e delle imminenti fiction Disney dedicate a singoli characters, ma ho fatto voto di silenzio, di “castità da spoiler” sul mio blog e lo voglio mantenere!

    La tua citazione sull’amico con cui hai condiviso questa lunga avventura cinematografica del MCU mi ha simpaticamente ricordato i duetti con cui il fumettista Ortolani ritrae se stesso al cinema, a vedere tutti i film Marvel, non già con sua moglie ma con il suo amico del cuore, inguaribilmente e perdutamente nerd come lui…

    Ovviamente concordo su tutto quello che hai scritto e non è certo la prima volta che siamo in sintonia…

    Un grande lavoro, come sempre.

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    1. Grandissimo Ortolani, le sue periodiche vignette dedicate alle sue visioni cinematografiche sono esilaranti!
      Ho volutamente evitato ogni spoiler di sorta ma ce ne sarebbe da parlare del futuro dell’MCU ed in generale dei cinecomics. Onore al tuo voto ” di castità da spoiler”! Io ho voluto fiondarmi in sala non solo per l’attesa di questo film ma anche per il pericolo spoiler che sui social aleggia più minaccioso di un Thanos in possesso di tutte le gemme dell’infinito.
      Quando le acque si saranno calmate sarà un piacere discettare su molte cose attinenti alla trama con te!
      Grazie ancora, Kasabake!

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  3. Del Marvel Cinematic Universe ho visto:

    – Fase 1: The Avengers;
    – Fase 2: Iron Man 3;
    – Fase 3: Spider – Man: Homecoming e Black Panther.

    Ne consegue che ho una visione molto limitata di questo progetto. Ad ogni modo, per quel che ho potuto vedere, questi film hanno finito per diventare tutti uguali: un supereroe incontra un cattivo apparentemente invincibile, ma alla fine scopre il suo punto debole e lo sconfigge. E’ un canovaccio che esisteva già prima dell’MCU: i lettori di fumetti sanno bene che in fondo le storie di supereroi si reggono su questi presupposti fin dalla loro creazione. Tuttavia, nei fumetti spesso c’è qualcosa che rende la storia un po’ più ricca e meno banale di così: ad esempio le parti “senza costume”, in cui lo scrittore si focalizza sulla vita privata del supereroe e quindi lo rende interessante al di là del fatto che prenda a pugni questo o quel cattivo. Per dire, Daredevil ha una vita privata così intensa che uno scrittore potrebbe farlo stare senza costume anche per un anno e tirar fuori comunque delle storie molto coinvolgenti.
    Nell’MCU invece questo qualcosa che rendeva la storia diversa da tutte le altre non ce l’ho visto quasi mai: di conseguenza, ho lasciato perdere senza esitazione quasi tutti i cinecomic della Marvel (e pure quelli della DC) che sono usciti negli ultimi anni. Oltre alle 4 eccezioni sopra menzionate, gli unici cinecomic che sono andato a vedere sono quelli che uscivano fuori dai canoni del genere: è il caso di Suicide Squad, Venom e i 2 Deadpool.
    Tirando le somme, negli ultimi anni ho visto 4 cinecomic “classici” e 4 “politicamente scorretti”. Mi sono piaciuti tutti e 8, ma il mio preferito probabilmente è Suicide Squad, perché in pratica è un film d’azione con dei supercattivi al posto dell’Arnold di turno (e infatti David Ayer si era fatto le ossa proprio dirigendo un film di Schwarzenegger): dato che l’action movie è in assoluto uno dei generi che amo di più, era inevitabile che Suicide Squad mi facesse venire gli occhi a cuoricino dal primo all’ultimo minuto.
    Mi è piaciuto molto anche Black Panther. L’ho trovato un’originale reinterpretazione dell’episodio di Caino e Abele: in quel caso era il fratello cattivo a uccidere quello buono, qua invece lo schema viene ribaltato. Meno originale, ma comunque significativa la riflessione che il film suggerisce sulla corretta gestione del potere: il cattivo del film regna in modo tirannico e dispotico, e quindi finisce per perdere tutto; Black Panther invece è un sovrano saggio e moderato, e quindi i suoi sudditi non gli voltano le spalle neanche nel momento di maggiore difficoltà. Sembra un messaggio banale, ma evidentemente non è così ovvio per tutti, dato che in tutto il mondo abbiamo dei politici che gestiscono il loro potere con lo stesso odio e la stessa spietatezza di Killmonger (da Trump a Salvini).
    Nonostante i meriti che ho elencato, reputo comunque esagerato il successo di critica e di pubblico riscosso da Black Panther. Ritengo che su di esso abbiano influito dei fattori esterni al film: per quanto riguarda gli incassi abnormi, sono dovuti al fatto che per la prima volta la comunità afroamericana ha avuto un supereroe di colore in cui identificarsi, e quindi è andata a vederlo in massa (trainando poi anche il resto degli spettatori); per quanto riguarda le numerose candidature all’Oscar, le imputo al fatto che l’Academy negli ultimi anni ha ricoperto d’oro tutti i film che fossero etichettabili come anti – Trump, e in questo senso un cinecomic con un protagonista nero si prestava perfettamente allo scopo.
    Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

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    1. Il punto di forza ed il limite di una pellicola dell’MCU (perché, per la Warner-DC bisognerebbe fare un discorso a parte) è la serialità da cui deriva la stretta interdipendenza tra una pellicola e l’altra. Senza le decine di film usciti in questi anni (di cui non pochi mediocri), non sarebbe stato possibile anche solo pensare al progetto Infinity War – Endgame. Nel marasma delle pellicole “minori” (intendendo con questo termine quelle dedicate ai singoli personaggi e non ai grandi eventi “Avengers”) me ne sono perse poche in sala e non molte sono state quelle in cui sono uscito dal cinema stupito di cosa avevo visto. Black Panther lo ritengo un film passabile dove, addirittura, il villain è più interessante del protagonista. Merito dell’interprete ma anche della stessa scrittura (ma non so quanto sia un bene che il villain rubi la scena all’eroe). Quanto al discorso Oscar, reputo una vera e propria vergogna che First Man non abbia ricevuto candidature (o The Man Who Killed Don Quixote) come miglior film, mentre questo prodotto è stato incensato a più non posso, per un political-correct di cui non si sentiva il bisogno.
      Sul discorso DC, purtroppo va detto che il loro micro-cosmo cinematografico ha fallito miseramente. Ritengo che, al di là dei prodotti nolaniani dedicati all’uomo pipistrello, il suo miglior cinecomic sia Man Of Steel che riesce a rendere intrigante un personaggio difficilmente gestibile come Superman. In Batman v Superman si è osato, con qualche lacuna non proprio di secondo piano, di portare qualcosa di nuovo in sala e continuo a ritenerlo un prodotto con dei pregi non indifferenti. Purtroppo, per me, Suicide Squad e Justice League sono stati dei flop clamorosi. Il primo perché ha gettato alle ortiche un’idea di fondo affascinante (la squadra di villain) con una sceneggiatura da B movie ed un Joker che compare a caso, il secondo perché ha voluto scimmiottare il tono degli Avengers con eroi totalmente differenti (Batman che fa battutine e spara col fucile è la morte dell’uomo pipistrello). Wonder Woman si regge sulla bellezza e fascino fuori scala di Gal Gadot e poco altro.
      Infine, passando ad altre pellicole “atipiche”, Venom devo ancora vederlo ma un suo film senza l’uomo ragno (dal quale trae origine, anche solo nella fisionomia) continua a non avere senso (per me), Deadpool l’ho trovato un piacevole divertissment per passare un’oretta col cervello in stand-by.
      Spiderman Homecoming è un film discreto ma, dato che parliamo di Spiderman, onestamente mi sarei aspettato di più che un teen movie di un ragazzino che vuole diventare un Avenger.

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      1. Sono totalmente d’accordo sul fatto che la DC deve trovare una propria identità a livello di cinecomic, senza scimmiottare quelli della Marvel. Anche perché, come hai detto tu, i suoi personaggi (soprattutto Batman) mal si prestano a venire reinterpretati in chiave comica.
        Riguardo a First Man, è stato snobbato dall’Academy (e anche dal pubblico) perché Chazelle ha dato un tono sommesso ad ogni singola scena, anche quelle più piene di pathos: se invece le avesse caricate di un tono epico in stile Ridley Scott, il film sarebbe piaciuto molto di più sia alla critica che agli spettatori. Ad ogni modo, anche così il risultato è stato decisamente buono: la scena del braccialetto in particolare ha una potenza enorme, e il fatto che sia stata inserita in un film per il resto volutamente piatto dal punto di vista emotivo l’ha fatta risaltare ancora di più. Sarebbe valsa la pena di pagare il prezzo del biglietto soltanto per quello splendido e profondissimo momento.
        Colgo l’occasione per dirti che ho appena sfornato un nuovo post, su un film ancora più bello di First Man… spero che ti piaccia! 🙂

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