Serie tv

Il metodo Kominsky: a lezione di comicità

Michael Douglas e Alan Arkin, la strana coppia del nuovo millennio?

Quanto mi facevano ridere i film con Matthau e Lemmon! Sarò forse per questo o per la semplice curiosità (ed eventuale soddisfazione) di scandagliare il catalogo netflix scovando serie meno blasonate o “mainstream”, che il mio sguardo si è soffermato su “il Metodo Kominsky”, una perla che coniuga risate e riflessioni con grande equilibrio, giovandosi di due attori grandiosi.

 

UN DUO IRRESISTIBILE

Sandy Kominsky (Michael Douglas) è un insegnante di recitazione ad Hollywood, ormai in declino ed in là con gli anni. La sua vita si poggia su un equilibrio traballante tra lezioni a studenti poco dotati (per usare un eufemismo), avventure sentimentali effimere, un rapporto difficile con la figlia e, sopratutto, le caustiche frecciatine con il suo migliore amico (e agente) Norman (Alan Arkin). Quando quest’ultimo dovrà affrontare il momento più difficile della propria vita, Sandy sarà trascinato nel vortice di situazioni surreali ed esilaranti che vedranno lo strano duo protagonista in otto puntate di mezz’ora ciascuna. 

Un certo gusto per il vestire, alcuni principi intoccabili (da preservare anche caro prezzo), l’incapacità di avere relazioni stabili con chiunque (tranne che con Norman) ed una grande passione per la recitazione: signori ecco a voi Sandy Kominsky.

Se la strana coppia Matthau-Lemmon giocava molto sul contrasto tra una personalità burbera e cinica ed una invece più ingenua ed ottimista, nel Metodo Kominsky sono entrambi i “vecchietti” ad avere una visione piuttosto disincantata dell’esistenza, dovendo entrambi fare i conti con l’avanzare dell’età. Lungi dallo scadere nella retorica della vecchiaia, la serie decolla proprio sui due protagonisti ed il loro modo di porsi con l’avanzare dell’età e ciò che esso comporta. Se Kominsky deve fare un bilancio della propria vita (cercando di non distruggere quel che ne rimane), Norman si trova solo dopo decenni di vita di coppia, con l’unico appiglio dell’amico Sandy.

Burbero, cinico ma al contempo fragile. Il Norman Newlander di Alan Arkin è un personaggio meraviglioso.

 

TRA SORRISI E RIFLESSIONI

In questa serie si ride e si sorride. Le battute che si scambiano i due sono spassose e la grandiosità della prova attoriale di due mostri sacri come Douglas e Arkin fa il resto grazie ad una scelta dei tempi comici e delle semplici espressioni del viso che spesso valgono più di mille parole. C’è anche tempo per un sorriso, a volte amaro. Malgrado il tono della serie sia volutamente sempre e comunque leggero, ciò non significa che non entrino in gioco tematiche quali l’elaborazione del lutto (con un escamotage tanto semplice quanto efficace), la malattia (le visite da un dottore molto “speciale” di Kominsky valgono da sole la visione della serie), la famiglia. Tra le righe, mentre sul nostro viso si staglia un sorriso dopo una situazione improbabile nella quale sono catapultati i due amici, c’è lo spazio per piccole riflessioni.

Non è casuale (o forse sì) che la serie si apra su un palcoscenico mentre Sandy è intento a dare lezioni di recitazione. Douglas e Arkin mostrano come recitare anche alla loro “non più giovane” età.

 

UNA SERIE SPENSIERATA…MA NON BANALE

La brevità delle puntate ed il loro numero esiguo non vi lasciano scuse. Se volete trascorrere qualche minuto spassoso senza rinunciare a riflettere di tanto in tanto e, sopratutto, se volete ammirare due attori che ancora oggi possono dare lezioni alle nuove leve su come si recita e si tiene incollati allo schermo gli spettatori con un semplice dialogo, questa è la serie che fa per voi. Quando quei salgono in cattedra, anche ora da “stagionati”, non c’è ne è per nessuno.

Il corso del maestro Kominsky dura all’incirca quattro ore, fidatevi: ne vale la pena.

 

P.S.  Non mancano le guest star ma non vi anticipo nulla.

 

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10 pensieri riguardo “Il metodo Kominsky: a lezione di comicità”

      1. Eccome! L’ho scoperta stalkerando Christopher Meloni dopo aver visto Oz 😀
        Mi è piaciuta davvero perché mescola elementi fiabeschi come il tema natalizio e il cavallino blu che si chiama appunto “Happy” (di una tenerezza allucinante :D), che è un amico immaginario, a elementi stra crudi e sanguinari, ma girati ad arte (mi viene in mente Kill Bill), e la trama è originale davvero! è anche appena uscita la seconda stagione, che aspetto di trovare su Netflix…
        Sono 8 puntate, ti consiglio di provarne una! ^_^

        Piace a 2 people

  1. Ultimamente mi sono un po’ staccato (stancato?) da Netflix, ma la sua offerta è sempre importante! Inoltre ho grande stima di te come critico, fiducia in Chuck Lorre come showrunner e sceneggiatore (meriterebbe un Emmy alla carriera fosse solo per The Big Bang Theory) ed infine nutro ammirazione smisurata per Alan Arkin, attore che oltre ad avere un passato glorioso alla sue spalle, ha recentemente ritrovato una secionda giovinezza nel cinema americano, con parti deliziose in film importanti ed azzeccati come Sunshine Cleaning, Argo, Going in Style

    Perciò non ho dubbi che questo Natale mi vedrò al 1000 per cento queste serie tv, così ben descritta e caldeggiata da te!

    P.S. Happy è favoloso!

    P.P.S. Lo sai che dietro la presenza di Alan Arkin in Silver Linings Playbook c’è un vero mistero? Il grande attore ha duettato in una memorabile scena del film, in cui accetta la scommessa di tipo parlay (anche detta combo bet, da noi tradotta come martingala) propostagli da Patrizio Solitano, ma il suo nome è scomparso dai credits del film, sia sulle pagine di WikiPedia Italia, che USA e perisno da quelle enciclopediche di IMDB… Mistero!

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    1. Anche io nutro forti dubbi sull’offerta di Netflix nei prossimi mesi (l’addio di Daredevil fa ancora male e già abbiamo parlato della discutibile politica di “accanimento terapeutico” con serie come la Casa di Carta e 13) ma forse nei piccoli progetti può riservare delle sorprese. (in attesa di Dark 2, per la quale faccio il conto alla rovescia)
      P.S. Con un doppio endorsement, Happy diventa un must-watch, ho capito.

      P.P.S. Ignoravo questo aneddoto! Mi ricordo la scommessa con De Niro a proposito del match di football ma non ho onestamente mai fatto caso alla scomparsa misteriosa nei credits! Chissà a cosa è dovuto…

      Piace a 1 persona

      1. I tuoi articoli non sono mai banali, nemmeno quando parli di cose di cui hanno già discusso tutti e dai sempre un punto di vista non capricciosamente alternativo, ma laterale, obliquo in modo da vedere cose che magari ad altri sfuggono e per questo non vedo l’ora di sapere cosa penserai di Happy, che oltretutto, essendo tu anche un lettore di fumetti, apprezzerai che sia stato scritto da un mostro sacro del comic contemporaneo!

        Alla prossima e buona serata amico mio!

        Piace a 1 persona

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