Scribacchiando

L’ospite in cucina

Il suo ultimo giorno di vita era iniziato piuttosto bene.

Aveva lavorato tutta la notte, senza sosta, ma ne era valsa la pena. Guardava la tela con soddisfazione, in tutta la sua perfetta geometria. Si, era davvero un gran lavoro.

Mentre era ancora assorto in tale contemplazione, sentì l’urlo. Le vibrazioni sonore per poco non lo travolsero. La donna appena entrata in cucina sembrava avesse visto in faccia la morte con occhi e bocca spalancati. Guardò per qualche istante proprio nella sua direzione e, dopo essersi messa una mano alla bocca quasi piangendo, corse via chiudendo la porta.

Eppure pareva un posto tranquillo, pensò lui.

Da oltre la porta sentì la donna chiamare qualcuno:

“Amoreee, vieni presto!”

Dopo qualche secondo una voce maschile rispose: “Che c’è, tesoro? Arrivo subito!”.

Rumore di passi di corsa.

“Allora, stellina, che è successo, ti sei fatta male?”

“Ma no, magari! In cucina c’è…c’è…”

“No, non di nuovo. Che hai trovato stavolta?”

“E’…è…enorme…pensaci tu…”

“Sei la solita esagerata, stellina. Ci pensa l’uomo di cas…” disse mentre apriva la porta con un sorriso che si tramutò in orrore quando i suoi occhi incrociarono la sagoma del ragno in fondo alla stanza.

“Lasciamolo lì, morirà di fame o che so io.”

“Cosa? Amorino, fallo fuori. Non posso entrare in cucina.”

“No, non ora. Io devo andare, lascialo lì un pò, c’è la finestra aperta, no? Magari se ne va.”

“E dove vai?”

“Vado a quel colloquio di cui ti ho parlavo l’altro ieri.”

“Oggi hai un colloquio di lavoro?”

“Si vede che mi ascolti…” bisbigliò l’uomo mentre i suoi passi frettolosi si allontanavano.

“Come, scusa?” disse la donna con un tono più alto del solito.

“Niente, dicevo che spesso non sei attenta a ciò che dico, tutto qua.”

“Io? Ma se ogni sera mi devo sorbire le tue storie sfortunate! Tu invece te ne freghi di me e dei miei problemi. Come questo!” diceva la donna indicando la porta della cucina.

“Non dire così. Ora vado, ne parliamo dopo. Prenditi una tisana.”

“La tisana è in cucina, deficiente! E lì non ci entro”

“A dopo.”

“Stai qua e chiariamo questa cosa!”

“Vuoi la verità? Passi le tue giornate in casa a pulire tutto in continuazione! Non abitiamo mica in una discarica sai? Ed ogni maledettissimo essere vivente che ha la sfortuna di passare di qua ti fa urlare come una pazza! Devi calmarti, chiaro?”

Il ragno ascoltava le urla dei due mentre la porta restava chiusa. Lanciò un’occhiata alla tela: ancora nessun moscerino constatò con disappunto.

“Tu che ancora non hai trovato un lavoro e costringi i miei a pagarci il mutuo, tu ti lamenti di quello che faccio? Per stare con te sono io che ho fatto delle rinunce, scansafatiche che non sei altro! Augurati di ottenere il lavoro a questo colloquio o qui dentro non torni più!” sbraitava a più non posso la donna facendo tremare la porta della cucina. Il ragno si rannicchiò in un angolo dalla paura.

“Sei… una pazza scatenata!” gli rispose l’uomo sbattendo il portone di casa.

Sono al sicuro pensò il ragno mentre scorgeva con un sorriso la silhouette di un moscerino al centro della tela che fluttuava nervosa grazie all’aria proveniente dalla finestra aperta.

Mentre si arrampicava veloce sui fili trasparenti sentì aprire la porta della cucina. Lunghi passi percuotevano il suolo come martelli su un incudine. Si girò e vide la donna.

“Glielo dimostro io a quell’imbecille cosa so fare. A quel bastardooo!”

L’ultima cosa che vide il ragno fu la suola dello zoccolo che gli veniva incontro.

Eppure pareva un posto tranquillo pensò prima di morire.

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