Cinema

First Man: La La Luna

Quando hai un Damien Chazelle in stato di grazia ed un Ryan Gosling sempre più in rampa di lancio nel firmamento di Hollywood, sai in cuor tuo che in sala potresti assistere ad un grande spettacolo.

D’altro canto, sono sempre stato scettico in merito ai “biopic” sul grande schermo, opere che devono essere calibrate con minuzia tra agiografie trasposte al cinema e pellicole che enucleano fatti su fatti senza trasmettere emozioni.

Ecco perché, appena le luci si sono spente ed è iniziato il mio personale viaggio sulla Luna con il buon Neil Armstrong, ho fatto il mio piccolo salto verso l’ignoto.

E ne è valsa la pena.

 

NEIL: UNO COME TANTI

First Man più che parlare del celebre Armstrong, ci racconta di Neil, l’uomo sotto la tuta.

Un dramma familiare, una coppia che ha una nuova occasione e un lavoro decisamente fuori dall’ordinario per un uomo che è quanto di più “normale” e “dawn to earth” ci sia.

Gosling è perfetto nell’interpretare una figura che si sforza di restare impassibile, con una faccia di ghiaccio mentre contiene a fatica il dolore represso dentro di sé. 

L’apparente impassibilità dell’astronauta di ghiaccio nasconde un dolore che viviamo con lui.

Con la sua interpretazione per sottrazione, è perfetto in un ruolo che pare davvero creato apposta per lui. Probabilmente nessun altro avrebbe trasmesso con piccoli gesti e sguardi che solo apparentemente sono dispersi nel vuoto, l’agonia della (mancata) elaborazione del lutto. La moglie di Armistrong, Janet, è una co-protagonista a tutti gli effetti, con la sempre sublime Claire Foy, che fa da contraltare alla chiusura del coniuge e, pur con tutte le sue paure ed i suoi dubbi che non ha paura di esternare (rispolverando quella autorevolezza che avevamo apprezzato nella umanissima ma decisa regina di The Crown) lo completa.

Una grandissima Claire Foy, perfetta per il ruolo di moglie preoccupata, ferita ma al tempo stesso dalle spalle larghe, larghissime. Foy poi con semplici sguardi riesce a trasmettere un ventaglio di emozioni notevole. Da Oscar.

 

DOLORE, PAURE, FALLIMENTI E DETERMINAZIONE

First Man è un film intimo, la guerra fredda è solo sullo sfondo. Non c’è spazio per raccontare il mondo degli anni ’60 se non con pochissime scene che fanno semplicemente da cornice alla storia, quella con la s minuscola, quella di un piccolo uomo destinato a fare qualcosa di epocale. L’empatia finisce per essere la chiave di questo grandissimo film, tutti possiamo immedesimarci in un Neil fragile, scosso e testardo che va avanti mentre le morti dei suoi compagni ed amici si susseguono tanto da rendere i funerali eventi abituali. La via per l’esplorazione spaziale è costellata da incidenti, morti, malfunzionamenti, imprevisti di ogni sorta. La vita degli astronauti è lontana dal nostro immaginario, ormai affollato da superuomini o da menti geniali. Rinchiusi in trabiccoli che cigolano e ruotano a velocità tali da far perdere i sensi mentre quaderni sui quali fare calcoli al momento svolazzano e le viti alle pareti sembrano sempre sul punto di saltare da un momento all’altro. In questo piccolo inferno Chazelle non usa la retorica, non pompa le azioni di Neil come un Übermensch americano che salva tutti con la sua intelligenza bensì lo avvicina allo spettatore. Se le emozioni non le esterna agli altri, noi riusciamo a carpirle dai suoi sguardi e da quei ricordi che lo seguono ovunque vada, anche sulla Luna.

Fallimento dopo fallimento, la via per la propria rinascita è fatta di fatiche e delusioni.

Ed è il nostro grande satellite candido che può forse essere l’occasione per riconciliarsi con sé stessi, con il proprio passato aprendosi al futuro. Mentre il mondo resta attonito innanzi al celebre sbarco lunare ed un esuberante Buzz Aldrin saltella sulla superficie della Luna, un uomo affronta finalmente il proprio fantasma.

 

PAROLA D’ORDINE: INTIMITA’

La regia di Chazelle, con i suoi primi piani (camera rigorosamente in spalla) e i momenti concitati durante il volo, è sempre eccellente riuscendo a trasmettere intimità e azione con i tempi giusti, dando una vera anima al suo First Man. Ci cala dentro quelle anguste navicelle, osservando quello che poteva osservare Neil tra sballottamenti e rumori continui. E se a questo aggiungiamo una colonna sonora straordinaria del solito Hurwitz (La La Land vi dice nulla?), i brividi e le lacrime sono solo una ovvia conseguenza di una messa in scena sontuosa nella sua delicatezza.

 

I fallimenti, i sacrifici, il sangue ed il sudore, gli sguardi,i silenzi, le musiche suadenti, i primi piani e poi i grandi spazi siderali e lunari: First Man è tutto questo.

L’anno scorso ci aveva fatto danzare tra le stelle di Hollywood, quest’anno Chazelle ci porta direttamente nello spazio.

Sulla Luna non è sbarcato Neil Armstrong, è sbarcato, prima di tutto, un uomo.

E noi con lui.

 

P.S. Si, lo ammetto, questo titolo l’ho pensato appena ho saputo chi sarebbero stati regista e protagonista di questo film.

P.S. 2 Secondo voi per terrapiattisti e complottisti vari First Man è un film di fantascienza?

Annunci

14 pensieri riguardo “First Man: La La Luna”

    1. Bella domanda! Quest’anno ha una concorrenza mica da ridere tra il Bale sovrappeso (quanto aspetto di vederlo in Vice!), il Cooper cantante e, aggiungerei, un Adam Driver che una nomination se la meriterebbe tutta. Sicuramente la Foy la vedo in pole position, Gosling la statuetta se la dovrà sudare parecchio, che ne pensi?

      Mi piace

      1. E non è finita qui: Joaquin Phoenix potrebbe vincerlo per Don’t worry, e se The Mule porterà Clint Eastwood ad una nuova nomination come attore, a quel punto sì che la cinquina di nominati dell’anno prossimo diventerebbe un vero e proprio parterre de rois.
        Colgo l’occasione per dirti che ho sfornato un nuovo post, in cui racconto una mia esperienza molto importante e molto personale… spero che ti piaccia! 🙂

        Mi piace

  1. Buonasera Amulius!
    Innanzitutto, lieto di rileggerti. E’ bello tornare a frequentare luoghi familiari e scoprire che le persone che li rendevano tali sono ancora tutte qui 🙂
    Ritorno a piccoli passi a fare ciò che mi piaceva fare prima che mi prendessi una pausa più prolungata del previsto, senza un vero motivo. Nel frattempo, ho poi visto Death Note.
    Sempre nel frattempo, ho visitato a Milano una mostra ricca di reperti della NASA e di ricostruzioni fedeli delle navicelle che hanno permesso a pochi selezionati uomini con due attributi così di ampliare gli orizzonti del volo, fino a consentirci il balzo nel vuoto che ci ha portati verso l’infinito e oltre (a dire il vero per il momento solo – si fa per dire – sulla Luna, ma sono fiducioso di poter vivere abbastanza da vedere con i miei occhi lo sbarco umano su qualche altro corpo celeste a noi prossimo… magari non proprio celeste, diciamo più color ruggine). L’impressione che ho avuto osservando quelle scatole di sardine, con poco spazio perfino per respirare, strette come le automobiline delle giostre in cui mi piaceva infilarmi da piccolo, e con comandi all’apparenza non molto più tecnologici di quelle automobiline lì, pensando al fatto che degli uomini come me si sono fatti sparare in orbita con attorno meno metallo vetro legno e plastica, fra se stessi e il vuoto cosmico, di quello che potrebbe offrire un’utilitaria, ho provato sensazioni di meraviglia ma anche di sottile angoscia che non sapevo definire, e che tu hai qui descritto alla perfezione. Non conoscevo i contenuti emotivi di First Man, e anche se adoro Ryan Gosling, negli ultimi giorni sono già passato più volte di fronte alla piccola multisala di zona in cui proiettano il film senza che, scorrendo con lo sguardo i manifesti, mi scattasse la scintilla necessaria per programmare una serata-cinema, piacere che ormai mi concedo assai di rado e selezionando molto le mie scelte, per vari motivi (preferisco attendere un passaggio su Sky o in DVD per gustarmi il film in lingua originale, ho un HD di Sky zeppo di roba da guardare, da poco sono abbonato a tre diversi canali di streaming… e ho sempre meno tempo per sedermi tranquillo di fronte a uno schermo per almeno un paio d’ore). Mentre leggevo la tua recensione, però, la scintilla mi è scattata. Dunque stasera, salvo imprevisti, andrò a vedermi First Man.
    (Di solito questo effetto me lo scatena Wwayne, direi che sta diventando una bella gara 😀 )
    A presto!

    Piace a 1 persona

    1. E’ un piacere ritrovarti! Di tanto in tanto spulciavo il tuo blog in attesa di qualche articolo nuovo, confidando che mi fosse sfuggito nell’elenco degli articoli dei blog seguiti nel lettore wordpress. La mostra di cui parli mi sarebbe piaciuta da morire, ti invidio moltissimo! Il film trasmette proprio quel senso di precarietà e, anche dopo un giorno, continuo a ripensare a quegli uomini normali a bordo di quegli aggeggi sparati a velocità nello spazio!
      Wwayne mi ha fatto venir voglia di vedere una pellicola che avevo accuratamente evitato (Venom) e che invece ora mi toccherà recuperare per via della sua recensione! Quanto a far scattare scintille, è un maestro!
      Aspetto le tue impressioni post visione, sperando che anche per te sia una magnifica esperienza.

      Piace a 1 persona

      1. Ci conto, e ti farò senz’altro sapere 🙂
        In fatto di film Wwayne è diventato il mio sensei, e fra le altre cose mi ha permesso di conoscere il comune amico Lapinsù, che probabilmente avrai già conosciuto a tua volta. Le sue recensioni hanno un taglio particolare che (come prima cosa) ti fa morire dal ridere, oltre a fornire spunti mai banali.

        Piace a 1 persona

      2. Rieccomi! Rapido aggiornamento, solo per considerare che non dovrei davvero mai e poi mai scrivere “salvo imprevisti” che finisco per attirarmi una sfiga taglia Galactus.
        Niente di grave, comunque, solo una settimana di ritardo sul piano previsto. Stasera andrò finalmente a vedere il film, e non mancherò di ri-aggiornarti a stretto giro in merito alle mie impressioni 🙂
        Buona serata, e a presto!

        Piace a 1 persona

  2. Da quando ho perfezionato la mia iscrizione al tuo blog, carissimo ed imprescindibile Amulius, oltre alla normale visualizzazione dei tuoi post sul reader delle applicazioni di WordPress per smartphone e per pc, ho il vantaggio in più di poter ricevere anche le notifiche via mail: questo mi fa stare molto bene, perché nessun tuo nuovo post mi potrà mai sfuggire…

    Certo, questo non cambierà le lunghissime tempistiche delle mie risposte, che sono legate allo stesso frazionamento di tempo degli altri comuni mortali (non riuscirò mai ad abituarmi allo scorrere monodirezionale della freccia cronologica di questo nostro universo, tanto quanto la fastidiosa rotazione del pianeta in sole 24 ore…) ed alla tonnellata di cose che io faccio oltre al lavoro, ma in questo caso c’è stata anche una ragione in più per il mio ritardo nel commento: avevo bisogno di comunicarti il mio straordinario apprezzamento per la recensione che hai scritto, senza scadere in perifrasi eccessivamente ruffiane, tali da far pensare ad altri che o ci fossimo messi d’accordo o che io fossi un imbecille!

    Non è la prima volta infatti che io lodo la tua prosa, sia quando scrivi delle recensioni con pezzi sul cinema e tv, sia quando scrivi dei racconti di narrativa, ma questo tuo articolo è stato costruito mentre eri palesemente in uno stato di grazia: anche il tuo precedente post (quello dedicato al film monumento di Terry Gilliam) era splendido ed anche palesemente ispirato da una pellicola di cui avevi apprezzato tutti i risvolti artistici e la forte ascendenza letteraria, ma per questo film di Chazelle, beh, ti sei superato sul serio, creando una recensione che vorrei aver scritto io.

    Bada bene che io sulle cose importanti sono solito mettere pubblicamente la faccia e fare nomi e cognomi e nel caso delle recensioni cinematografiche io ho da tempo i miei guru, messi da me in un piccolo tempietto di letture indispensabili, dove ad esempio troviamo Gianni Canova (per me, il miglior critico cinematografico vivente e scrivente) o il blogger Lenny Nero (penna formidabile, dal dizionario ricchissimo e complesso, capace gli analisi profondissime ed al contempo anche estremamente radicali e mio faro assoluto nel cinema horror e asiatico): è questo un club così esclusivo che non metterei mai nemneno me tra i suoi membri (dico davvero), così come in genere non ospita altri blogger nemneno quelli che da tempo considero amici veri e per i quali provo un fortissimo affetto… Non mentirò, sia chuaro, nel dirti che ogni tua analisi meriterebbe lo stesso riconoscimento (non potrebbe mai, non facendo tu il recensore di mestiere), così come disprezzo chi ipocritamente mette un cuoco o una cuoca casalinga allo stesso livello di uno chef stellato, che di lavoro passa le sue giornate provando e riprovando e sperimentando nuovi abbinamenti, ma permettimi di dire che questa specifica recensione, su un film vche oltrettutto ho amato profondamente anch’io, vale la pubblicazione su qualsiasi giornale!

    Questo è quanto: non posso e non voglio, infatti, aggiungere altro a quanto hai scritto tu, perché hai già detto tutto quello che avrei volouto dire anch’io, compresa la sottolineatura sulla messa in scena giocata per sottrazione dall’epica tronfia a cui gli statunitensi ci hanno abituato, sulla musica, sull’interpretazione soprattutto della protagonista femminile ed infine sul significato morale dell’opera stessa.

    Voglio concludere con solo una piccola postilla: amo il giovane Damien Chazelle dai tempi della folgorante visione di Whiplash e l’ho seguito passo in ogni sua manifestazione artistica, applaudendo anche nei film in cui il suo genio non ha prodotto risultati eclatanti (come il mediocre Grand Piano, dove un suo soggetto intelligentissimo ed una sceneggiatura funzionante sono stati impoveriti da un cast mediocre e da una regia terribile) ed ovviamente esultando per i suoi successi (il poderoso script di sci-fi claustrofobica 10 Cloverfield Lane e soprattutto quel gioiello assoluto di La La Land (da molti frainteso e liquidato frettolosamente).

    Continua così, Amulius, non ti fermare, te ne prego!

    Piace a 1 persona

    1. Ti ringrazio Kasabake, non sai quanto apprezzo i tuoi commenti. Penso che la ragione per la quale alcuni articoli siano più, chiamiamoli così, “ispirati” risieda nel fatto che trattano di opere che mi hanno profondamente emozionato. Se da un lato invidio i recensori e critici di professione (vuoi per le competenze, vuoi per le modalità espositive e le mille citazioni che possono sapientemente sciorinare per rafforzare un dato argomento e, non da ultimo, vuoi per la possibilità di vedere ogni film in circolazione), dall’altra mi godo la libertà di poter scrivere solo di pellicole che mi trasmettono qualcosa nel profondo (o che deludono grandemente le mie aspettative). I miei vogliono essere spunti di discussione e, nel mio piccolo, piccoli spinte alla visione di certe perle che mi auguro possano toccare le corde emotive di altri spettatori e appassionati di cinema, serie tv o prodotti videoludici. Cosa c’è di più bello di consigliare qualcosa di commovente come questo film? Forse scriverlo e dirigerlo ma, ahimé, non sono il poetico Chazelle. Mi accontento di goderne e, se posso, farne godere.

      Mi piace

  3. Ohh, eccomi qua, stavolta sul serio. Mamma mia, sembra quasi che il destino voglia dividerci. Nell’ultima settimana, tuttavia, trattasi di inaspettato destino dalle mirabili fattezze con due occhi azzurri da non credere, per tacer del resto, dunque spero mi vorrai perdonare per l’ennesimo ritardo (e no, lungi da me il voler far lo splendido con le mie subitanee fortune, è solo che sono inaspettatamente molto felice e non riesco a trattenermi dal raccontarlo a tutti :-D).
    Veniamo dunque al film. L’ho visto, l’ho apprezzato molto. Ho riletto il tuo post, due volte, e ora che ho coscienza di causa potrei sottoscrivere ogni tua parola, ogni tua virgola. Ma non voglio certo cavarmela così, che sennò, il mio contributo al dialogo sarebbe quanto meno sterile, per non dire superficiale.
    Dunque, ti dirò. Che questo non è un film per spettatori distratti. Questo non è un film di quelli che ti siedi in poltrona, ti rilassi, metti il cervello col pilota automatico e lasci che sia la storia a tracciare la rotta di navigazione, intrattenerti, farti ridere o coinvolgerti con altre emozioni, magari veloci, magari violente, un po’ di sesso qua e là, una corsa in auto a tavoletta.
    Fino a che il film finisce, si riaccendono le luci, ti alzi ed esci soddisfatto per aver trascorso un paio d’ore piacevoli, senza che ti siano costate troppo sforzo.

    Qui invece no. Qui tocca fare attenzione a cogliere sussurri, dettagli minimi, un leggero soffio di vento a increspare uno sguardo pensieroso, un sorriso stanco e tuttavia deciso.
    Uno spettatore distratto non riuscirebbe mai a cogliere il dramma interiore di Ryan/Neal così sfumato nell’estetica, nel tocco lieve del regista e in una recitazione che hai definito (con scelta di termini a mio modo di vedere perfetta) per sottrazione. Uno spettatore distratto non coglierebbe mai il dettaglio del piccolo braccialetto che l’uomo dentro lo scafandro, con i piedi poggiati su un mondo alieno, lascia cadere dentro l’abisso di un cratere lunare; quasi fosse venuto fino a lì solo per quello, e il senso del film fosse tutto in quell’intimo istante, la chiusura di un cerchio, di una sofferenza così profonda da non potersi dire, al punto da affrontare lo spazio su una scatola traballante di sardine pur di arrivare per primo abbastanza lontano da potersene liberare, e poi abbassare lo schermo dorato sul casco perché nessuno possa vedere quell’ultima lacrima. Uno spettatore distratto troverebbe questo film, il suo ampio respiro, noioso, allo stesso modo in cui abbia trovato noioso, perfino brutto, un capolavoro di estetica e di parole come La grande bellezza. Ecco, l’accostamento a Sorrentino non è casuale.
    Pur diversamente registi, con sensibilità e tagli narrativi diversissimi, Sorrentino e Chazelle trovo abbiano una cosa in comune: il gusto di narrare una storia per immagini che sappiano arrivare direttamente nel profondo, e che ti cambiano; attraverso scenografie perfette, colori e personaggi bizzarri l’uno, con lievi pennellate di macchina a cogliere attimi di smarrimento o di bellezza il secondo. Questo è il primo lavoro di Chazelle che vedo, ho aspettato per La La land perché un’amica che di formazione è critico cinematografico né è rimasta un po’ delusa, e nonostante l’abbia scaricato dall’on demand di Sky ancora attendevo di vederlo. L’attesa è finita, mi sa, o sta per finire. E chissà che non colga elementi sufficienti per indurre la mia amica a riconsiderarlo, La la land, e ad apprezzarlo come (credo, avendolo apprezzato tu) possa meritare. E buona giornata 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Per prima cosa, sono contentissimo per il regalo che ti ha riservato il destino e poi la felicità è contagiosa, fa sempre piacere sentire queste storie! Sul film, in tutta sincerità hai descritto tu alla perfezione, in maniera molto più poetica e profonda della mia, le sensazioni che io stesso ho provato guardando il film. A proposito di poetica, direi che è proprio questo il tratto caratteristico del cinema di Chazelle (per quanto riguarda i suoi ultimi due film, che sono quelli che ho avuto la fortuna di guardare), riesce ad essere molto delicato senza cadere nel mieloso o nello scontato. Smuovere le corde emozionali con maestria non è una cosa da poco. Da persona che non va matta per i musical quale sono, La la land l’ho apprezzato tantissimo (tanto da fare una recensione, su un musical, io!) e forse le tue recenti “subitanee fortune” ti porteranno ad apprezzarlo ancor di più. Occhio alla colonna sonora: può portare dipendenza. Ne sono uscito dopo mesi.(dopotutto c’è sempre dietro il talento di Justin Hurwitz, a questo punto una garanzia)

      Piace a 1 persona

      1. Conto di guardare La la land nei prossimi giorni, e ti farò senz’altro sapere anche di quello 🙂
        (Fra l’altro, mi sovviene che devo ancora relazionarti sulla mia visione di Death Note, non appena riesco ti scrivo a commento del tuo relativo post dell’anno scorso).
        Contento che tu abbia gradito tutto quanto. Buona domenica, e a presto!

        Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.