Serie tv

Maniac: un trauma continuo

Avete presente quando dovete spalmare un cucchiaino di Nutella su una fetta biscottata? Pur con tutto il vostro impegno, buona parte della vostra fetta rimarrà spoglia, vuota, orfana di quella Nutella che non è riuscita ad arrivare a coprirla del tutto.

Maniac mi ha fatto la stessa impressione. Sostituite la nutella con il duo stellare Hill-Stone e la fetta con la sceneggiatura ed avrete un sunto di come mi sono sentito al termine della visione di Maniac.

Era la serie che attendevo di più nel 2018 e vorrei ben vedere: quando accanto a Jonah Hill ed Emma Stone vedi che alla regia c’è quel Fukunaga che ti ha fatto innamorare delle serie tv moderne col suo True Detective, come puoi non avere alte aspettative?

 

DUE ANIME IN PENA

In una sorta di ucronia che sembra fare vagamente l’eco, con alcuni tratti surreali e umoristici al tempo stesso, a qualche intuizione di Gilliam, Maniac narra le vicende di due persone problematiche – per motivi diversi – incapaci di superare i propri traumi. Grazie alla sperimentazione di un misterioso nuovo farmaco, Owen e Annie faranno un viaggio nella loro mente (e noi con loro). 

Le prime puntate fungono da grande introduzione dei personaggi e, paradossalmente, le ho trovate le più riuscite. Senza ricorrere inizialmente a viaggi mentali, travestimenti o scenette forzatamente comiche (sulle quali ritornerò), Maniac ci presenta e caratterizza ottimamente i protagonisti, dedicando tempo al loro background e rimanendo sul labile confine tra umorismo e toni più seri.

Due personaggi caratterizzati (e interpretati) ottimamente.

 

RISATE FORZATE

Un equilibrio che ad un certo punto salta.

Con l’arrivo nel centro dove i due (insieme ad altri sventurati) saranno soggetti alle strane sperimentazioni, entrano in campo dei comprimari che, seppur ottimamente interpretati, diventano delle macchiette. Se Owen e Annie ci fanno scappare un sorriso con le loro prime interazioni, la Dott.ssa Azumi (Sonoya Mizuno), il Dott.Mantleray (Justin Theroux) sono tutti personaggi sopra le righe tra onanismi con macchinari, parrucchini, urla in giapponese. Era davvero necessario? La serie se la sarebbe cavata benissimo anche senza. Quando la Stone e Hill non sono sullo schermo sembra di  vedere un’altra serie. 

Parrucchini, smorfie,computer innamorati…bah!

Inoltre questo continuo voler soffermarsi su situazioni surreali ambientate nel “reale” contesto della casa farmaceutica, finisce indirettamente per depotenziare le scene oniriche ambientate nella mente dei protagonisti che cominciano a fluire negli episodi di metà serie, tra travestimenti strambi di Owen e Annie e continui cambi di ambientazione. Il ritmo è intermittente e la troppa frammentarietà non riesce a dare una forma coesa al tutto. La serie ha un messaggio ed una sua “morale” conclusiva, con tanto di crescita e maturazione di tutti i personaggi (principali e non), il grosso problema è che ci impiega 10 puntate in cui accadono spesso cose completamente slegate tra loro. A voler essere maliziosi, le falle di una sceneggiatura zoppicante forse sono state avvertite dagli stessi autori dato che, negli episodi centrali (non tutti gli episodi hanno uguale durata) ogni finale era da considerarsi “cliff-hanger”, come se la puntata subisse una brusca accelerata proprio prima della sua conclusione giusto per invogliare la visione della successiva.

 

 

TUTTO FATTO PRIMA, TUTTO FATTO MEGLIO

Alla fine le situazioni surreali che vedono in varie vesti Owen e Annie risultano essere la pallida imitazione di qualcosa che è stato fatto prima e meglio. Certo, se vogliamo toglierci lo sfizio di vedere la sempre divina Stone nei panni di un elfo o Hill con treccine e tatuaggi, nulla quaestio. Ma non aspettatevi quei percorsi mentali che otto 8 anni fa Inception mostrava al mondo. Il complesso ma razionale meccanismo ad incastro Nolaniano è del tutto sconosciuto a Fukunaga che sembra volerlo imitare senza troppa convinzione, con qualche battuta qua e là, alcune trovate di effettistica speciale interessanti ma, soprattutto, situazioni che devono avere  per forza ogni volta elementi sopra le righe (non riuscendo, però, ad averne tanti quanto quello che accade in laboratorio). Si mescolano generi e si trasformano personaggi in ruoli via via diversi ma, anche in questo caso, qualcuno ci ha già pensato. Vi ricordate quella perla di Cloud Atlas delle fratelli Watchowski? In Maniac taluni soggetti si torneranno nei viaggi mentali allucinati dei protagonisti ma siamo lontanissimi da quel gioco di rimandi e autocitazioni che era il film fantascientifico dei due registi tedeschi. E ancora, avete presente la poesia e delicatezza che permeava Se mi lasci di cancello ? Dimenticatevela. L’esistenza di un personaggio immaginario per lo schizofrenico che ti fa scappare la risata non ricorda forse Paul Bettany in A Beautiful Mind

Come se non bastasse, tutto è appesantito e diluito tra frenate di ritmo improvvise e accelerate con stacchi tra mondo mentale e vita reale, incapaci di far prendere ritmo ad una serie che è letteralmente spezzettata in 10 episodi.

Devo veramente aggiungere una descrizione a questa foto di un’elfica Stone?

Maniac finisce per essere un divertissement fine a sé stesso, interessante per alcune singole scene ma sconclusionato nella gran parte del tempo. Ed è un grosso spreco quando hai a disposizione due attori in stato di grazia come Emma Stone (che, su un personaggio che le si cuce addosso – va detto, regala una Annie fragile ma tenace, perseguitata dai propri fantasmi e capace di farmi morire dal ridere nei primi episodi) e Jonah Hill (nel difficilissimo ruolo di una persona schizofrenica, facendo un gran lavoro di sottrazione che si riflette in un tono di voce e in gesti minimali. Non è la prima volta che un attore comico riesce a calarsi molto bene in parti drammatiche, senza scomodare i mostri sacri della comicità nostrana, pensiamo a Jim Carrey o allo stesso Steve Carrel).

In questa foto la mia espressione al termine della serie.

Maniac parla della possibilità di superare i traumi che ci condizionano affrontandoli insieme, completandosi a vicenda.

Purtroppo i traumi li ho avuti anche io nel guardare questa serie, nel pensare a cosa poteva essere e cosa è stato.

E  non basteranno 3 pillole per potermene dimenticare.

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12 pensieri riguardo “Maniac: un trauma continuo”

  1. “Purtroppo i traumi li ho avuti anche io nel guardare questa serie, nel pensare a cosa poteva essere e cosa è stato. E non basteranno 3 pillole per potermene dimenticare” questa divertente frase potrebbe farmi non vedere Maniac (che ho già messo nella mia lista però). Ora sto vedendo Lilyhammer (i Soprano in Norvegia) ma con calma vedrò anche Maniac e le pillole le prenderemo insieme 🙂

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  2. Hai ragione Amulius, io e te siamo assolutamente isolati nel giudicare questa fiction un’occasione sprecata, anche se per me è diventata l’ennesima dimostrazione di come Netflix si stia adagiando su una sorta di mood finto-adulto, necessariamente e forzatamente cool, che mi ricorda quei mentecatti che ritengono obbligatorio divertirsi a tutti i costi e con il massimo eccesso la notte del 31 dicembre… Ogni cosa che Netflix produce ( quindi non parlo del suo servizio di streaming video, del suo catalogo online e di tutte le belle cose che distribuisce, sia chiaro) deve per essere costruita secondo dei canoni disegnati come un vestito di un sarto addosso al loro particolare target (di post-adolescenti adulti non vecchi di cultura universitaria un po’ nerd ma non troppo un po’ otaku ma senza profondità), per cui è essenziale lo humor nero (ma senza l’eleganza dei britannici), l’eccesso in tutte le forme, l’estetica anni 80 e 90 e soprattutto la continua instancabile citazione di tutto ciò che va di moda nel web in quell’istante…

    La tua recensione è semplicemente perfetta, non snob, non populista ed assolutamente colta: sei infatti partito, come ho fatto anch’io quando la misi in watch list, dalla giusta considerazione sul valore (indubbio anche in questo caso) delle ottime capacità recitative di Hill e la Stone, della bravura già dimostrata in passato dal regista e sul soggetto, interessantissimo (anche se mutuato, tanto per cambiare, dalla fiction norvegese originale) e poi hai esaminato in modo lucido cosa é andato storto. Bravissimo.

    Vuoi sapere la cosa buffa? Quando ho parlato con altre persone di questa serie, definendola deludente, coloro che non mi conoscono mi hanno accusato di essere un superficiale, che sa apprezzare sono le serie action (io! Che leggo Amulius e che grazie a lui ho scoperto gioielli come Dark!!!), pensando quindi che io non avessi apprezzato Maniac per via del soggetto ed hanno cercato persino di speigarmela! Parimenti, coloro che invece conoscono il mio essere “onnivoro” sono rimasti comunque perplessi dal mio scarso apprezzamento e soprattutto circoscritto, perché il giudizio positivo su questa fiction, soprattutto attraverso i siti specializzati, è davvero unanime, così come il giudizio positivo su Netflix è altissimo, mentre io come detto sopra limito la mia approvazione al servizio nel suo complesso, indubbiamente fantastico, ma non allo stesso livello per quello che riguarda le produzioni originali… Adesso li aspetto al varco, quando distribuiranno la nuova stagione della Casa di Carta, assolutamente non prevista e soprattutto non voluta del soggettista e sceneggiatore, che però alla fine ha ceduto di fronte alla pecunia!

    Io e te ce lo siamo detti nello spazio commenti di un altro tuo post, sui gusti personali non si discute, ma una cosa indubbia, caro Amulius, la tua lucidità, la tua cultura e il tuo coraggio sono fuori discussione: Maniac resta una serie importante, con un cast eccellente ed un soggetto coraggioso ma la strada per il capolavoro non l’ha nemmeno intrapresa!

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    1. Per prima cosa ti ringrazio dei complimenti, sempre troppo gentile con me. Per seconda cosa ammetto di essere sollevato. Prima di pubblicare la mia recensione mi sono fatto un giro sui siti specializzati e mi è parso davvero di essere impazzito. E’ mai possibile che sia la “miglior serie dell’anno” e io, con le mie decine di serie sulle spalle, me la sono fatta scappare e, anzi, ne ho evidenziato alcuni limiti (senza pietà)? Avevo aspettative così alte? Sono diventato così pretenzioso, dai gusti così snob che ho dimenticato la bellezza di stupirmi innanzi ai “viaggi mentali indimenticabili” di Maniac? Grazie al cielo esiste qualcun altro che non la ritiene la serie cult che sembra essere non in uno ma in tutti i siti che ho visto. Avessi trovato una recensione che evidenzia qualche aspetto critico. La domanda che bisognerebbe porsi è: senza Stone e Hill questa serie sarebbe stata accolta ed incensata in questo modo? Non credo. Ognuno ha i propri gusti, ci mancherebbe e anche io apprezzo serie che hanno dei difetti e sono lungi dall’essere perfette come Black Sails, per dire ma mi vien da pensare che i siti specializzati seguano più “un’onda lunga” piuttosto che fornire una minima analisi di pregi (che ci sono) e difetti. Ti capisco perfettamente quando parli delle reazioni altrui, io ho avuto la fortuna di essere il primo della mia congrega a buttarmi in Maniac (giusto per far capire quante aspettative avessi) e, avendola terminata, ho messo sull’avviso gli altri: guardatela per quei due ma non aspettatevi miracoli (sempre secondo me). Mentre guardavo gli episodi avvertivo inconsciamente questo modo di confezionare le serie di Netflix che tu hai saputo cogliere in maniera ottimale (e difatti l’hai descritto poco sopra in maniera egregia. La piega che sta prendendo questa faccenda non mi fa ben sperare anche per Stranger Things 2 e prego affinché Dark 2 scampi a questo pericolo), questa voglia di copiare lo stile anni 80-90 senza costrutto, senza – sopratutto – una scrittura all’altezza. I temi erano complessi ma se qualche sceneggiatore è riuscito a portare sul grande schermo il tema onirico, quello della schizofrenia, quello della malinconia dei ricordi, non vedo perché una serie pubblicizzata e con un cast di prim’ordine (anche nei comprimari) debba fare il minimo sindacale e strizzare l’occhio ad un mood di un ventennio fa che sa di artefatto. Sulla Casa di Carta 3 ho le tue stesse perplessità ma penso di aver imparato la lezione con due parole d’ordine: basse aspettative.

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      1. Siamo di fronte a un fiume in piena, Amulius! La serie sta scalando successo dopo successo, rivista dopo rivista sito dopo sito, con articoli supponenti che ti fanno sentire persino cretino se non riesci ad apprezzare la bellezza di Maniac!

        Ok, io e te ce lo siamo detti tante volte e lo abbiamo ripetuto anche in quest’occasione, i gusti sono gusti, ma anche il senso critico deve avere una sua dignità! Io posso essermi divertito guardando Assassin’s Creed mentre tu no, ma entrambi abbiamo la coscienza che si tratti di una cazzata pazzesca, allo stesso modo io posso avere apprezzato maggiormente un film come Downsizing, trovandolo molto coerente dall’inizio fino alla fine mentre altri critici lo hanno deprecato per un incoerenza a loro avviso di ritmo, ma nessuno né io né loro lo ha potuto definire un pessimo film!

        Io temo invece che di fronte a Maniac, come di fronte quasi a qualsiasi serie originale netflix, siamo nel mezzo ad una sorta di ubriacatura collettiva, una voglia di diversità e di nostalgia desiderata da quel target di pubblico ed offerta dal furbissimo network come una droga sintetica offerta da un pusher ad un tossico…

        Non voglio generalizzare perché i nomi in gioco sono troppi ed anche le produzioni troppo variegate ma lo stesso senso, come dire, di inconcludenza l’ho trovato anche in altre due serie di cui è quasi proibito parlare male: Alltered Carbon e Disenchantment

        Tanto per dire, io fui tra quelli che apprezzarono, tutto sommato, l’idea e la produzione di 13 Reasons Why, ma quando ne hanno voluto a tutti i costi farne il seguito (cosa già forzatissima se non impossibile, se hai visto la prima stagione) ed ora persino un’ulteriore sequel dopo il secondo, sono trasecolato! Sarebbe come fare il sequel de The Gladiator dicendo che in realtà il protagonista non è morto davvero alla fine del film!!!

        Comunque io e te continueremo a guardare, giudicare, divertirci e commentare, magari sbagliando ma sempre usando la nostra testa…

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      2. Non so che dirti… ci credi che la penso come te su Disenchantment e su Altered Carbon (che devo finire)? E ti dirò di più: se Maniac fosse stato un prodotto di Amazon Prime Video anziché di Netflix avremmo letto gli stessi responsi entusiastici? Io per ora mi sono rifiutato di vedere 13 stagione 2 ma non posso ritardare troppo a lungo una visione che mi incuriosisce e preoccupa al contempo.

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