Fantascienza, Serie tv

Dark: il tempo è sovrano

Maybe this time,

Maybe this time I’ll outwit my past

Così inizia la canzone A Quiet Life di Tho Teardo & Blixa Bargeld, facente parte della notevole colonna sonora di Dark. E mai come in questo caso il testo poteva essere più opportuno per descrivere l’essenza di questa serie.

In 3 giorni ho visto Dark, la serie made in Germany targata Netflix.

E il tempo è letteralmente volato e, devo dire, quelle 10 ore scarse non potevano essere spese meglio. Vediamo perché.

 

Un losco figuro esce da una misteriosa caverna. Cosa vuole?

 

UNA QUESTIONE DI COERENZA

Premetto che sono un appassionato di fantascienza e di viaggi nel tempo con annessi paradossi temporali. Sono oltremodo abbastanza esigente in questo campo, devo ammetterlo. Non mi piacciono le forzature di trama e le teorie temporali mescolate tra loro con lo scopo di stupire sempre e comunque lo spettatore. Quali sono quindi queste teorie? Fondamentalmente le storie che ci parlano di viaggi nel tempo (e delle loro conseguenze) si possono suddividere in due grandi gruppi, a seconda della filosofia di fondo: 1) il passato può essere cambiato, 2) il passato non puo’ essere cambiato. Le linee temporali, i colpi di scena, gli intrecci vari sono conseguenze di questo imprinting di base. L’importante è che, scelto un modello, la storia sia coerente con esso. Fatta questa doverosa premessa, senza spoilerarvi alcunché (dovete rimanere a bocca aperta come lo sono rimasto io, non vi toglierei mai lo stupore davanti a certe scene), Dark ha tutto per chi cerca una serie che parli di fantascienza che al contempo sia un racconto che ci narra di personaggi “veri”, pulsanti, con le loro debolezze.

Quel senso di disagio e confusione mentale che attanaglia lo spettatore nelle prime puntate.

 

L’USO DEL TEMPO

In Dark non si ride spesso, anzi mai. C’è una atmosfera profondamente malinconica che permea tutta la serie, dalla tragedia insita nelle vicende dei vari personaggi alla fotografia che vede prevalere il grigio, passando per gli ambienti boscosi e grondanti di pioggia, fino a musiche evocative e misteriose. C’è una vena thriller, un indagine che pian piano si allarga e attraversa varie epoche con gli stessi personaggi in tempi diversi. Diventiamo noi gli investigatori, gli unici ad avere (pezzo dopo pezzo) una visione d’insieme e, come quel misterioso signore incappucciato che scorgiamo sempre più spesso, cominciamo a delineare le nostre teorie, ad unire con un file rouge le connessioni tra persone e tempi diversi. Tutti loro sono profondamente umani e questo non è poco. Il tempo è il motore della vicenda ma assume anche un’altra veste. Oltre che a smuovere gli eventi e confondere le carte (apparentemente), costituisce un ottimo mezzo attraverso il quale gli sceneggiatori ci fanno conoscere gli stessi personaggi in tempi differenti. Non siamo le stesse persone di quando eravamo adolescenti o bambini. Alcune caratteristiche rimangono, altre meno. Ed i legami che si sono creati anni fa (ed i traumi) producono effetti anche a distanza di tempo. Tutto questo lo osserviamo pian piano, mentre con un sapiente uso del montaggio saltiamo da una epoca ad un’altra e ci divertiamo a notare le somiglianze (fisiche ma non solo) tra quell’adulto che poco prima avevamo intravisto e quel ragazzino che anni prima andava a scuola.

Vince il premio come Mr. Simpatia.

 

MILLE STORIE

I personaggi sono tanti, vi avverto. Eppure sono talmente ben caratterizzati che saprete inquadrarli e amarli/odiarli. Ognuno ha un proprio dramma, un fardello che porta con sé e tutti hanno un loro scopo. Il variare dello scenario temporale permette di scostare il velo di Maja nel passato di queste figure e comprenderle. Non mancano le presenze più cattive, i “villain” della vicenda ma anche essi hanno delle precise motivazioni dietro alle loro azioni aberranti. Da persone invasate a donne invidiose, passando per bambini traumatizzati. Tutti hanno un lato oscuro, un lato “Dark”.  Il tutto è miscelato molto bene con pedine che si muovono come gli ingranaggi di un orologio, ognuno illudendosi di poter cambiare il mondo che lo circonda, ignaro della visione d’insieme, finendo per essere – magari – vittima e carnefice (e l’ordine non deve essere necessariamente questo).

Il principio di causalità in un’ottica nuova. Cercherà di illuminarci questo signore.

UN SERPENTE CHE SI MORDE LA CODA

Il paradosso fa parte della trama e sconvolge noi ed i personaggi stessi, mettendo in discussione l’idea che debba esserci un passato-un presente-un futuro, in una linea retta. E se il tempo, invece, fosse come quel serpente Uroboro che si morde la coda? Se il passato è già cambiato ed il il presente ed il futuro sono solo parte di un gigantesco anello? Chi si arrenderebbe a ciò e chi invece lotterebbe per avere tutto indietro e riparare alla propria tragedia personale? Dark parla di questo e lo fa benissimo.

Ogni commento su questo personaggio è superfluo. A voi il compito di scoprire perché.

Non ci sono personaggi che svaniscono da foto (Ritorno al Futuro), o braccia che scompaiono d’un tratto (Looper) ma un unico grande cerchio temporale, un loop che pian piano ci viene mostrato pezzo a pezzo con grande maestria.

Personalmente, nel suo genere, lo ritengo un capolavoro.  

Ho più di una perplessità sulla prossima stagione. Riuscirà a non deviare dall’impostazione di base e contemporaneamente a narrarci altre vicende interessanti? Saprà sopravvivere anche dopo la risoluzione della componente “thriller”? Non sono problemi da poco e, mai come in questo caso, il tempo ci darà le risposte.

 

Per ora posso solo esortarvi a mettervi comodi, guardando questa serie…non avrete perso tempo.

 

 

 

 

 

P.S. Non fatevi scoraggiare da chi parla di trama intricatissima e di troppi personaggi. Se avete seguito Game Of Thrones, potete seguire benissimo Dark, basta avere un minimo di attenzione e abituarsi ad “indagare” per diventare degli spettatori attivi e non solo osservatori della vicenda.

P.S. 2 Esiste un personaggio che, quanto a malvagità ed invidia, farebbe una accoppiata cattivissima con Chuck di Better Call Saul. Non vi svelo chi sia ma penso che riconoscerete questo odiosissimo personaggio dopo qualche puntata. Da far venire il nervoso. Anche questa è buona scrittura.

P.S.3 Mi deprime pensare che in Italia ormai abbiamo solo il genere “crime” ad avere una certa risonanza internazionale (Gomorra in primis) mentre perle fantascientifiche come Dark sono prodotte all’estero (in questo caso la Germania). Aggiungere un pò di varietà è chiedere troppo?

P.S.4 Non c’entra nulla con Stranger Things, i paragoni non hanno motivo di esserci.

P.S.5 Va vista in originale. Sembra assurdo ma in tedesco (sottotitolata in ita ovviamente per chi è a digiuno dell’idioma teutonico come il sottoscritto) è davvero un’altra cosa.

17 pensieri su “Dark: il tempo è sovrano”

    1. Io dal trailer non avrei scommesso su questa serie e nelle prime puntate temevo ci fosse un bello scivolone con poteri soprannaturali, alieni e quant’atro (brividi). Passata la paura, è stata davvero una piacevole scoperta!

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    1. Ahahah hai ragione! Noi d’altro canto siamo riusciti ad affossare definitivamente uno dei loro prodotti più riusciti (il Commissario Rex). Poi guardo il nostro palinsesto 2018 e vedo Don Matteo 11 (!!!) e mi cascano le braccia! (Poteva andare peggio, però. Poteva esserci un Medico in Famiglia 12-13-14…anche se mai dire mai).

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  1. Devo ringraziare tantissimo Shiki per avermi fatto conoscere una delle serie tv più interessanti di questi anni. Non sono un grande fan delle serie tv, certe volte quest’ultime tendono ad allungarsi e a perdere di vista il loro scopo e ciò non mi piace per niente. Non so come continuerà Dark, ma questa prima stagione ha utilizzato alla perfezione del tempo che aveva a disposizione parlano di tantissimi personaggi pieni di sfaccettature, di loop temporali e dandomi una sensazione di malinconia sincera. Questa serie è straordinaria e spero che continuino così.

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    1. Hai ragionissima, è una serie che colpisce grazie all’atmosfera ed alla trama. La prima non è facile da creare, senza scadere nel già visto ed in questo tutto il comparto tecnico (dalle musiche fino alla fotografia ed allo stesso ambiente) è riuscito a costruire un’atmosfera malinconica che lascia il segno. Quanto alla trama, c’è dietro un vero e proprio lavoro di ingegneria di scrittura nel quale ogni pezzo si incastra alla perfezione, chiudendo il loop temporale sul quale si regge il tutto.

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      1. Caro, stai parlando con una fans scatenata del Dottore!!! Insomma se non piacciono a me i viaggi del tempo a chi cacchio devono piacere!! Poi ti dirò! Come diceva il Dottore, il tempo è “more like a big ball of wibbly-wobbly, timey-wimey… ” 🙂

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  2. Ho iniziato e sento la stessa cosa che sentivo per Lost … moolto bella! Il tuo post è stato quel calcio in c… che alcune volte nella vita di serial minds serve 🙂 e poi la colonna sonora è strepitosa come quella di Stranger Things poi ti dico

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