Life

Perché il mondo ha bisogno dei Giochi senza Frontiere

Sere d’estate. Rai Uno. Afa e zanzare. Ma non importava: c’erano i Giochi Senza Frontiere.  

Aspettavo con impazienza l’inizio di ogni puntata. Attraverso una tv che funzionava in bianco e nero (era dei miei bisnonni) distinguere le varie squadre era una vera impresa. Tutti i colori accesi che caratterizzavano le sfide assurde che di volta in volta scoprivo, cedevano il posto ad una scala di grigi dal sapore retrò. Ma non importava: ciò che contava erano i Giochi. Non ce ne era per nessuno. Dalla sigla che esordiva con Eurovision fino alla breve animazione che ci presentava la sigla JSF con l’inconfondibile musica, si apriva uno spettacolo.

Ed eravamo tutto lì, in famiglia, a guardare i concorrenti in costumi improbabili a scalare, nuotare, cadere, rotolare. Le risate non mancavano e malgrado, ovviamente, tifassimo per i nostri azzurri (anche se spesso avevamo la divisa bianca, dato che l’azzurro spesso lo indossavano greci o francesi), l’agonismo cedeva il passo ad una atmosfera tipica di una partita a carte tra vecchi amici, tra una punzecchiatura e l’altra. Ero piccolo e per la prima volta sentivo nomi strani ed esotici quali “Lussemburgo”,”Malta”, “Liechtestein”. Era sentita – come in tutte le competizioni – la rivalità con i cugini d’oltralpe, eppure penso che fosse una delle occasioni in cui, per poco più di due ore, ci sentivamo davvero tutti fratelli – o cugini – europei. Ed in un mondo che oggi pensa ad erigere muri, ad accusare il vicino, a sospettare degli altri e a mettere al primo posto i cittadini di uno Stato fregandosene di cosa avviene a pochi metri dai propri confini, i Giochi sembrano un ricordo lontano, quasi una favoletta per bambini troppo ingenui. Se venissero proposti oggi, forse sarebbero definiti “radical chic”o ,peggio ancora, sulla rete comincerebbero a volare offese ai concorrenti con stereotipi offensivi.

Siamo davvero sicuri che non possiamo recuperare quella spensieratezza? E’ realmente da folli dichiararsi europeisti? Malgrado le palesi difficoltà e le crisi economica e migratoria, è così assurdo pensare che un giorno potranno i nostri pronipoti dirsi in prima battuta europei e poi solo dopo italiani,francesi,tedeschi etc.? 

Se dovessi definire lo spirito europeo penserei subito ai Giochi. Questa anima può e deve essere recuperata, al netto di congiunture economiche, differenze politiche e culturali. Possiamo ancora farcela.

Forse non ha senso. Forse sarà un discorso buonista e lontano dalla realtà ma io scelgo di crederci.

Voglio immaginare un mondo (ed una Europa) che sia all’altezza dei Giochi Senza Frontiere

 

 

P.S. molto interessante una puntata de “La Storia siamo Noi” dedicata appunto ai Giochi. Dateci un’occhiata.

P.S. Vogliamo parlare delle mitiche telecronache? Molto sentite ma sempre misurate. Che bellezza!

 

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