Cinema, Fantascienza

Rogue One – a star wars story: non si vive di soli jedi

Può il meno “starwarsiano” dei film fino ad ora usciti nelle sale cinematografiche essere una delle pellicole più pregne dello spirito di Guerre Stellari? Secondo il sottoscritto si.

Uno spin off, un war movie in salsa star wars. In poche parole è questo Rogue One. Niente di più, niente di meno. Fanservice a gogò (ma mai troppo invadente e fine a sé stesso) ed una storia dolceamara. L’ultima opera di Gareth Edwards si colloca temporalmente a metà strada (anzi, a tre quarti di strada) tra episodio III ed episodio IV. Uno Star Wars 3.5, per intenderci. Troviamo un Impero all’apice della sua potenza ed una Ribellione divisa al suo interno (e, ammettiamolo, con una organizzazione un po’ confusionaria). Scordiamoci cavalieri senza macchia e senza paura in Rogue One. I Jedi non sono affar nostro. Siamo in guerra e ci occupiamo quindi di soldati. Una eroina che, lungi dall’essere prescelta come accade ad ogni generazione nella famiglia Skywalker, abbraccia una causa e in una vera e propria (questa si) “suicide squad” si appresta a rubare i piani dell’arma di distruzione planetaria per antonomasia: la Morte Nera.

L'ultimo Re di Scozia- versione spaziale...o no?
L’ultimo Re di Scozia- versione spaziale…o no?

La trama, pur non presentando intrecci particolarmente complessi o colossali colpi di scena, fa il suo senza mai scadere nella facile retorica, cosa tutt’altro che scontata in un genere, quello dei war movie, che quasi naturalmente scade spesso e volentieri in cliché colorati di patriottismo, buoni sentimenti etc. etc. E’ ovvio che alcuni elementi tipici del genere in questione siano presenti ma non stuccano mai. Non è roba da poco, girare un war movie di ottimo fattura è una sfida non semplice e quando riesce a volte la pellicola finisce nell’Olimpo dei grandi capolavori (Apocalypse Now, Full Metal Jacket, Platoon giusto per fare qualche esempio). Senza scomodare questi giganti con i quali chiaramente il simpatico Rogue One non può e non vuole competere, mi preme sottolineare come aver coniugato tematiche tipicamente “belliche” con elementi fantasy dell’universo lucasiano rimanendo nell’ambito blockbuster sia un’operazione davvero degna di nota. Ed il finale è la ciliegina sulla torta. La sceneggiatura inoltre si preoccupa di porre rimedio in maniera dignitosa ad un grosso problema di episodio IV, riguardante una certa vulnerabilità di voi-sapete-cosa.

Finalmente non sono il Villain. Anche se ho contribuito a costruire la Morte Nera...che sarà mai.
Finalmente non sono il Villain. Anche se ho contribuito a costruire la Morte Nera…che sarà mai?
In questo Impero ci sono troppi cattivi. Dura la vita del Villain in una Galassia Lontana, Lontana. Troppa concorrenza.
In questo Impero ci sono troppi cattivi. Dura la vita del Villain in una Galassia Lontana, Lontana. Troppa concorrenza.

I personaggi sono discretamente caratterizzati, anche se avrei preferito un minutaggio maggiore per alcuni. Quando hai gente del calibro di Mikkelsen, Whitaker (che per un minuto ha ripreso i panni dello psicopatico dittatore Idi Amin Dada dell’Ultimo Re di Scozia) e ottimi caratteristi come il perenne villain Mendelshon (interessante quantomeno l’idea di una rivalità tra lui e Tarkin) per non parlare del mitico “Ip Man” Donnie Yen, è davvero un peccato dedicare pochissimo tempo a vederli sullo schermo. Felicity Jones fa il suo, come del resto anche un dignitoso Diego Luna. Ma, ripeto, qualche minuto in più non mi sarebbe affatto dispiaciuto. Non parliamo poi dei camei, forse prevedibili, ma davvero d’effetto.

Il Droide che stavamo aspettando.
Il Droide che stavamo aspettando.

Parlando di tecnica, al di là di una fotografia “sporca” ma mai completamente saturata che ci presenta panorami mozzafiato ma al contempo il grigiore della guerra che ha ben poco di “fantasy”, la macchina da presa ci porta molto vicino ai combattenti che lottano, soffrono,sanguinano (pochissimo, dopotutto è un film anche per bambini) davanti a noi. Malgrado in genere  le lunghe scene d’azione dei film bellici tendano a distrarmi, stavolta non è accaduto. Osserviamo dalla prospettiva dei poveri civili la distruzione totale, un vero e propio olocausto generato dalla Morte Nera. Una gioia per gli occhi ed al contempo tanta, tantissima immersione. La musica, affidata a Giacchino, accompagna le scene senza però, ad eccezione di una-due tracce, riuscire a rimanere impressa nella memoria.

HK-47 di K.O.T.O.R. 2: il padre spirituale di K2-SO
HK-47 di K.O.T.O.R. 2: il padre spirituale di K2-SO

Se adorate Star Wars, questo è il film che fa per voi. Un vero spin off come si deve, collocato nello stesso universo della Saga-Madre ma che offre una prospettiva diversa, quella dei comuni mortali. Non ci sono spade laser, influenze sulla mente col rapido movimento delle mani né lunghi addestramenti in pianeti paludosi. C’è la guerra e la lotta per un’idea. La “favola” di Star Wars resta sullo sfondo, sempre presente ma mai invadente. Ecco che quindi l’idea di Forza è pur sempre presente, come del resto l’oppressione imperiale ma non è mai la vera protagonista della pellicola. Sotto certi profili è un’opera più coraggiosa del bello ma molto canonico Episodio VII. Non aspettatevi il solito Jedi Vs. Sith, quanto piuttosto la lotta di piccoli grandi soldati. Uno Star Wars per un pubblico leggermente più adulto del solito, senza un vero e proprio lieto fine, forse non sarà il massimo per i più piccoli che potrebbero non cogliere le sfumature di questa pellicola poco “fiabesca”. Consigliatissimo. 

Il nero le dona.
Il nero le dona.

N.B. K2-SO mio droide preferito di sempre.

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