Cinema

Che Cinecomic sarebbe senza Cattivi?

Ho visto tutti i cinecomic marvel degli ultimi anni (a cui aggiungo anche i barcollanti amazing spiderman ) e ogni volta mi sorprendo come il tema portante del cattivo, del villain, sia trattato molto superficialmente. Le grandi storie hanno bisogno, quasi sempre, di grandi cattivi.

Personaggi che mettono alla prova il protagonista, lo spogliano delle sue sicurezze, rappresentando ogni volta la sfida per salvare sè e i propri cari. Nella tematica supereroistica questo vale ancora di più. Abbiamo un eroe e la sua nemesi. Ogni capitolo vede o una nuova e più pontente minaccia oppure il vecchio antagonista ancora più forte. Su questo bipolarismo gira tutta la faccenda.

"I cinecomics hanno bisogno di cattivi di maggior classe. Come me".
“I cinecomics hanno bisogno di cattivi di maggior classe. Come me”.

Proprio per questo mi chiedo come mai alla fine si approfondisca solo il protagonista, lasciando in sordina o facendo divenire macchietta il supercattivo. Non è una questione di minutaggio. Un Villain può esprimere carisma e accendere interesse anche se non compare per metà film, purchè sia scritto bene. Oggi, spesso, ci ritroviamo con i soliti personaggi affamati delle stesse motivazioni: vendetta, distruzione etc. Punto. Nulla emerge del carattere e delle qualità che possono avere questi soggetti, del conflitto interiore. E’ possibile che si debba per forza avere uno scontro luce-tenebre senza la minima sfumatura? E’ possibile che addirittura ci ritroviamo villains privi pure di un minimo di carisma? A livello fumettistico non sono un esperto ma, per le mie poche letture, mi sono fatto l’idea che dietro ogni maschera malvagia ci sia un minimo di complessità. Ed è naturale: l’autore deve catturare il lettore, rendendo intrigante e appassionante la minaccia all’eroe di turno.

Ciò vale non solo nell’ambito fumettistico ma in generale in un racconto:

“Dal punto di vista strutturale l’avversario è colui che conduce il gioco, dal momento che l’evoluzione del protagonista avviene proprio attraverso di lui. In effetti attaccando i punti deboli del vostro eroe,l’avversario provocherà in lui una reazione e ne permetterà la crescita. […]. E’ così che funziona una buona storia: il protagonista e l’avversario contribuiscono l’uno alla crescita dell’altro” (J. Turby – Anatomia di una Storia, Dino Audino Editore).

 

Non pretendo certo la profondità che potrebbe avere il Joker di Nolan, ma almeno tentare di dare quel minimo di colore in più alla solita carne da macello penso non sia impossibile.

Pensate al Malekith di Thor 2 o al Ronan dei Guardiani della Galassia. Interesse 0. Poco background, poche motivazioni che non siano una generica vendetta e il solito desiderio di potere.

"Mi salvo solo per il look".
“Mi salvo solo per il look”.

Ora esaminate le loro controparti fumettistiche e scoprirete come non possano essere definiti così banalmente. Gli sceneggiatori non dovrebbero inventare nulla ma basterebbe  adattare e selezionare il corposo materiale che ereditano dal comic.

"Sconfitto dopo aver visto Quill ballare. Se trovo i miei sceneggiatori..."
“Sconfitto dopo aver visto Quill ballare. Se trovo i miei sceneggiatori…”

 

 

 

Il villain alla fine non rappresenta altro che uno specchio dell’eroe e, in maniera più estesa, di noi stessi.

Le nostre pulsioni oscure, le nostre paure emergono nella sua tragica figura. Lo spettatore deve almeno poter comprendere perchè vengono prese determinate decisioni e assistere ad una sua evoluzione/involuzione nel corso della storia.

“Un avversario dotato di innata malvagità è un personaggio meccanico e privo di interesse. In un vero conflitto non esiste una netta distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Sia l’eroe che l’avversario hanno la certezza di essere nel giusto […]”. (J. Turby op. cit.)

Anche in Capitan America (col secondo capitolo qualcosina è migliorato), Iron Man ( episodi 2 e 3 in primis) non mi pare ci siano cattivi memorabili.

Sempre restando in tema Marvel, al contrario, (più precisamente Sony a dirla tutta) due buoni esempi di scrittura riuscita sono Goblin e Dr. Octopus. Anche in casa Fox troviamo un signor personaggio: Magneto, forse uno dei villain più complessi mai creati?

Grande attore inquietante + Ottima scrittura = Grande Villain
Grande attore inquietante + Ottima scrittura = Grande Villain

Al di là della caratura degli attori che danno vita a questi due loschi figuri, siamo di fronte a delle figure “viventi”. I loro drammi sono i nostri drammi. Certo, è tutto in un’ottica semplificata e fruibile a tutti, bambini compresi. Eppure a distanza di anni penso di non essere l’unico a ricordarsi della duplice personalità del Goblin, della disperazione del Doc Octopus, nella diffidenza verso il genere umano di Magneto.

Grande attore + Ottima scrittura = Grande Villain
Grande attore + Ottima scrittura = Grande Villain

 

 

 

 

Perchè dieci anni dopo sembra ormai che si debba scrivere solo in un modo?. Chi si ricorderà di Ronan, Malekith, Lizard, Electro, Teschio Rosso? Per quale motivo ad un certo punto la parte della sceneggiatura dedicata alla nemesi dell’eroe si è via via ridotta? L’unico villain “moderno” ricordato dai più potrebbe essere solo Loki. 

"Sono davvero l'unico villain con un pò di spessore qua in giro?"
“Sono davvero l’unico villain con un pò di spessore qua in giro?”

E non è un caso. Al di là della ottima interpretazione e della venatura comica, il dio dell’inganno non è completamente “nero” e la sua relazione di odio-affetto col fratellastro Thor lo rende, per così dire, più comprensibile. Lo spettatore sa che la sua morale è sbagliata ma riesce ad entrare nella testa di questo antagonista, comprendendo le sue motivazioni.

(Difatti la Marvel lo ha spremuto alla grande – per ora in 3 film, si parla anche del cameo in Avengers 2 e la sua presenza in Thor 3 non dovrebbe essere in discussione. Saremmo a quota 5 – mica male.).

 

Sono cinefumetti, ok. Pubblico di adulti e bambini, ok. Poco approfondimento psicologico, ok.

Ma il cattivo deve essere presente. Riflessivo, folle, paziente, nervoso.

Rendetelo come volete, cari sceneggiatori, ma datemi un villain vivo.

 

 

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