Serie tv

Breaking Bad: growth and decay, then transformation

Ci sono dei film che ti lasciano qualcosa quando le luci della sala si accendono e ti alzi lentamente dal seggiolino. Ci sono delle serie che ti lasciano emozioni forti allo stesso modo. Breaking Bad è una di queste.

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Confesso di essere stato scettico quando vidi la prima puntata e l’idea di un professore di chimica che si dà al crimine mi sembrava alquanto stramba. Ho dovuto ricredermi e, credetemi, sono molto contento di averlo fatto. Vince Gilligan ha messo mano ad una serie fantastica, scritta bene e con un cast di attori che potrà vivere di rendita dopo le performances esibite in questo show. Oggi si è chiusa la serie, dopo 5 stagioni (tenete presente che la 5 è stata divisa in due tronconi andati in onda nel 2012 e nel 2013).

Se dovessi dire in un due parole, in una twittata, di cosa parla questo straordinario telefilm direi che è la storia di un viaggio. Un viaggio con un uomo, Walter White, che vive una vita frustrante. Le sue ambizioni sono state annientate dalle sue scelte di vita e si trova ad insegnare al liceo la sua materia: la chimica. Chimica che si basa su crescite, decadenze e trasformazioni. Come la vita. Anche la sua.

La scoperta di un cancro ai polmoni e la concreta possibilità di lasciare questo mondo nel giro di un anno lo smuove e quell’individuo, frustrato e costretto a fare un secondo lavoro in un autolavaggio per dare sostentamento alla sua famiglia, decide di produrre “meth”, metanfetamina. E’ un personaggio con una sua carica di epicità (pensate alla parabola dell’homus novus che compie la sua ascesa nel mondo del crimine, raggiunge l’apice con il suo impero e poi c’è il brusco declino. Non si farà mancare anche il ritorno, l’ultima risalita dall’oblio.) e sopratutto (come gli altri protagonisti) tutt’altro che monodimensionale : sa essere geniale ma pecca spesso di superbia, tende a manipolare chiunque ed è un bugiardo meravigliosamente abile, anche con sé stesso.. Walt si giustifica,  affermando che agisce oltre la legge per dare un futuro alla sua famiglia quando non ci sarà ma c’è qualcosa di più: un riscatto da parte sua, la possibilità di diventare una leggenda criminale, lasciare qualcosa (seppur poco nobile); un successo che non aveva avuto come ricercatore e che aveva sepolto insieme ad una vita diversa da quella poi vissuta che simbolicamente è quella meth blu che lui ha minuziosamente cucinato, la più pura al mondo.

                                                                                              Breaking-Bad-Hazard-Pay

Serve però qualcuno che sia nel giro ed ecco l’incontro con il suo assistente/allievo/amico/rivale (in poche parole: un rapporto molto complesso) Jesse Pinkman, ex alunno, un ragazzo della buona borghesia che si è perso nella droga. Questa stramba accoppiata sarà l’anima di Breaking Bad.  I due ne vedranno di tutti colori e, sopratutto nelle prime due stagioni, avremo spesso e volentieri toni da dark comedy. Dalla terza si virerà verso il drammatico (che raggiunge il suo apice nella seconda parte della 5°).

Tutto si trasforma, anche le persone. Assisteremo ad un lungo percorso che ci porterà alla scoperta del vero Walter che, poeticamente, alla fine troverà quella soddisfazione che ha sempre cercato lasciandoci con un sorriso.

Accanto alle due colonne portanti, orbitano tutta una serie di personaggi minori ma tratteggiati altrettanto bene: dal cognato Hank, poliziotto della DEA che nasconde dietro un’apparente sbruffonaggine diverse insicurezze interiori, alla moglie cleptomane Marie che ha a sua volta un rapporto particolare con la sorella, Skyler (la moglie di Walt): probabilmente il personaggio “minore” più complesso che meriterebbe una trattazione ad personam. infine Walt Jr, legato al padre anche se vede l’uomo forte in Hank e Saul Goodman, avvocato criminale (in tutti i sensi).  Non parliamo poi dei villains: da gangster fuori di testa a sadici esponenti del cartello fino all’alter ego walteriano: Gus Fring.

Altra caratteristica peculiare è come non vi siano nette distinzioni tra buoni o cattivi. Di ogni personaggio vediamo il movente, il suo punto di vista e, con attenzione, possiamo capire perchè si comporta in un determinato modo o perchè ha determinate reazioni. Non ci sono, insomma, principi azzurri e signori del male. Questo è il mondo, signori.

La regia è su livelli che non ho mai visto in tv e solo raramente al cinema. Sulle prove degli attori non mi dilungo perchè non c’è bisogno, Cranston e Paul mostruosi.

Alla fine Walt confesserà il vero motivo per il quale si è gettato in questo vorticoso viaggio:  “I did it for me. I liked it. I was good at it. And, I was really… I was alive.” Le esigenze della famiglia alla fine erano solo una scusa o, a voler esser buoni, un altro movente (secondario) alle sue terribili azioni. Cucinare meth lo faceva sentire realizzato, colmava quel vuoto che la sua esistenza non riusciva a riempire a causa dei suoi fallimenti.

E  oggi grazie a Breaking Bad ci siamo sentiti tutti un pò più vivi.

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