Scribacchiando

Un esame difficile

TELEFONOCamminava avanti e indietro per la stanza strofinandosi i palmi delle mani in continuazione.  Cercava di ripetere mentalmente ciò che faticosamente aveva studiato in quegli ultimi giorni ma, dannazione, era così confuso. A volte si fermava all’improvviso e si dava una manata sulla fronte: “chi me l’ha fatto fare? “, per poi ricominciare il solito tran tran sù e giù.

L’ansia cresceva ogni minuto e sembrava che il suo stanco encefalo non riuscisse nè ad immagazzinare nuove informazioni nè ripescare quelle poche già acquisite. Era fregato. Forse gli sarebbe convenuto saltare l’appello. Massì, dopotutto, era la cosa più logica, non era preparato a sufficienza e avrebbe fatto una misera figura (che imbarazzo!). Però un altro appello non era così scontato a dir la verità. Perchè è tutto così complicato? “Odio queste situazioni da tutto o niente” continuava a dire a sè stesso mentre la sua camminata era divenuta circolare e i passi più corti e svelti.

Lui comunque aveva studiato. O meglio: aveva cercato di studiare. Aveva letto libri, anche se non erano stati di grandissimo aiuto quelli che già aveva, perso ore su internet spulciando articoli di improbabili autori e addirittura visto qualche spezzone di film. Con la coscienza era posto, dopotutto. Il problema è che ciò non lo rendeva affatto preparato. Era davvero fregato.

Altra questione era la scelta di come sostenere l’esame. Scritto o orale? Non era la stessa cosa, evidentemente. Ognuna delle due opzioni aveva i suoi pro e i suoi contro e lui non riusciva proprio a decidere. No, forse era davvero meglio saltarlo e tanti saluti all’appello. Certo, dispiaceva, questo era chiaro. Però il timore di fare scena muta o, sopratutto, di non dire la cosa giusta gli stringeva il petto.

Inoltre come si sarebbe sviluppato l’esame? E se ci fossero state delle domande strane? Non si capacitava del fatto di non riuscire nemmeno a immaginarle, accidenti.

Tra l’altro…No. Basta rimuginare. Se fossero passati altri due minuti, non lo avrebbe mai più dato.

Chiuse gli occhi,fece un profondo respiro e prese la pallida cornetta del telefono:

Due squilli eterni.

Il cuore stava scappando via dal petto.

“Pronto? Come va? Ah, no io bene, si si tutto a posto…senti, così,se non hai niente da fare e, cioè, se ti va…volevo sapere…ti va di..di mangiare una pizza domani sera?

E lei rispose.

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